Genere
Jazz Ballad Piano
13 file in questo stile.

La ballad jazz è meno un repertorio fisso che un tempo e un temperamento: uno standard del songbook americano, o un original in quello spirito, preso abbastanza lentamente perché l'armonia stessa diventi il soggetto. Dove un brano veloce corre attraverso i suoi accordi, una ballad si sofferma su ognuno, così il mestiere del pianista si gioca sul tocco, sui voicing e sul timing invece che sulla velocità. L'atmosfera è notturna, presa dalle ore piccole dopo che il club si è svuotato. Duke Ellington ne tracciò presto i contorni: il suo pezzo solistico del 1953 Reflections in D è rigoglioso e senza fretta, una ballad in tutto tranne che nel nome.
La figura più legata alla forma è Bill Evans (1929-1980), la cui armonia impressionista e il cui tocco quieto e cantabile hanno rimodellato il modo in cui i pianisti pensano ai tempi lenti. Evans costruiva accordi in voicing stretti e ambigui che devono qualcosa a Debussy e a Ravel, e li lasciava risuonare invece di farli annunciare. Il suo trio con il contrabbassista Scott LaFaro e il batterista Paul Motian, registrato dal vivo al Village Vanguard nel 1961, trasformò la ballad in una conversazione fra tre voci pari. Waltz for Debby, il tenero brano che dedicò alla nipotina, è diventato uno standard a sua volta.
Ciò che definisce lo stile è lo spazio. Il rubato allenta il beat perché una frase possa respirare, e una sola nota tenuta può pesare quanto una volata. Pianisti successivi, fra cui Keith Jarrett, hanno esteso quella pazienza in lunghe esecuzioni solistiche in cerca di qualcosa.