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Genere

Japanese Jazz Piano

2 file in questo stile.

Ryo Fukui, Japanese jazz pianist
Japanese Jazz Piano

Il jazz arrivò presto in Giappone, e ci rimase. I locali dedicati all'ascolto, i jazz kissa, cominciarono a comparire alla fine degli anni venti, e dopo la guerra si moltiplicarono finché la sola Tokyo non ne contò diverse centinaia, ciascuno con un buon impianto, una parete di dischi importati e una regola non scritta di attenzione silenziosa. Per musicisti e studenti che non potevano ancora permettersi i dischi, quelle stanze erano una specie di conservatorio. Quell'abitudine all'ascolto ravvicinato e paziente ha dato forma al modo in cui i pianisti giapponesi hanno assorbito la tradizione americana per poi farla propria.

La linea dei musicisti è profonda. Toshiko Akiyoshi, nata nel 1929, fu ascoltata da Oscar Peterson in un club di Ginza nel 1953 e tre anni dopo divenne la prima studentessa giapponese a Berklee, arrivando poi a guidare una propria big band. Yosuke Yamashita, nato nel 1942, portò la musica dall'altra parte, verso una feroce improvvisazione libera con il trio che formò nel 1969. Una generazione successiva, fra cui Hiromi Uehara, nata nel 1979, il cui esordio Another Mind uscì nel 2003, ha portato sui palchi di tutto il mondo un virtuosismo inquieto e attraversato da più generi.

Ciò che tiene insieme lo stile è meno un suono unico che una sensibilità: un debole per l'armonia ricca ed estesa, spesso vicina agli accordi di sapore jazz del city pop degli anni settanta e ottanta, messa contro una melodia chiara e cantabile e un certo contegno formale. La mano sinistra e la mano destra tendono a parlare come voci distinte, il che rende questi pezzi gratificanti da smontare. Rallenta una registrazione, o apri una trascrizione nella modalità di studio, e la logica interna dei voicing viene a fuoco una mano alla volta.